27 febbraio 2025

Urania n. 15 - Oltre l'orizzonte di Robert Anson Heinlein


CARATTERISTICHE EDITORIALI E FISICHE
Volume in buone condizioni, LEM 4 o giù di lì a causa di uno strappo nella prima pagina, evidente in foto più giù. Per il resto costina integra e coesa, copertina e quarta di copertina ottime pur se con qualche segno e un minimo residuo di colla, angoli squadrati, corpo solido, pagine ingiallite ma manco tanto, rilegatura ottima. Pare di leggere un numero mooooolto più recente.

Come è successo per ogni singolo numero di Urania recensito finora, anche questa è una prima edizione italiana. Il titolo originale è Beyond This Horizon, inizialmente pubblicato in due parti, sotto lo pseudonimo di Anson MacDonald, su Astounding Science Fiction a partire dall'Aprile 1942, e in volume unico solo nel 1943 per i tipi di Fantasy Press. Sicuramente visionario, il libro si è preso un bel premio Retro-Hugo nel 2018 come miglior romanzo del 1943.
 
La traduzione è di Maria Gallone, il cui lessico è delizioso come al solito. 
I denari "tinniscono", gli aggeggi sono "cinciafruscoli", i volti assumono espressioni di "pecorina mortificazione", in un gruppo di persone "s'intese un tramestìo agitato, come di consulta", ostentare la propria superiorità significa atteggiarsi "a gallo della Checca", le cose in malora "vanno a Patrasso" e ritroviamo anche l'uso del termine "soverchia" tanto caro a Gallone, già riscontrato in altre sue traduzioni come quella del numero precedente, il che suggerisce che dietro Dalloro - lo pseudonimo condiviso tra lei e il marito - in quel caso ci fosse la signora.

Una particolarità degna di nota relativa alla traduzione è il fatto che nel romanzo viene menzionato il calcio. O meglio, il football, di cui Grantland Rice, grande cronista sportivo della prima metà del ventesimo secolo il cui nome appare nello stesso paragrafo, si occupò estesamente.
Peccato che Rice si occupò di football americano, non certo di soccer, come si chiama negli USA il nostro calcio, il che mi fa sospettare che Gallone non lo sapesse o, più probabilmente, abbia deciso di ignorarlo per non menzionare uno sport praticamente sconosciuto al lettore italiano del 1952. Un adattamento culturale, insomma.

Le illustrazioni interne sono di un Carlo Jacono in grande spolvero, ma con un uno stile sorprendentemente diverso dal solito. Di norma i suoi disegni sono molto contrastati, con neri densi e chiari luminosi dovuti a un sapiente uso del tratteggio, mentre qui vediamo inchiostrature più sfumate, campiture a mezza tinta più simili a quelle di Belt in cui si scorgono dei tratteggi, ma grossolani e meno definiti.


RECENSIONE (SPOILER!)
Nelle prime venti pagine succede di tutto e niente, ovvero, si svolge una serie di scenette che servono a delineare il contesto in maniera efficace - come se Heinlein avvertisse urgente fregola di spiegare tutto il suo mondo in un colpo solo e cercasse di farlo senza infodump.
 
Il protagonista Hamilton Felix (prima il cognome, sempre, per tutti) va a trovare in ufficio il suo amico Monroe-Alpha Clifford, economista. Parlano per un paio di pagine di economia spiegando - più o meno - perché il lavoro è ormai opzionale dato che esiste una cosa chiamata "dividendo economico" (una sorta di UBI), in un discorso pieno di tecnicismi che non faccio finta di capire: forse perché le mie nozioni di economia sono troppo elementari, forse perché la traduzione non aiuta. Hamilton invita poi l'amico a cena a un ristorante a pagamento, cosa relativamente superflua perché il cibo, buono e nutriente, fa parte del dividendo. Lì scopriamo, grazie a una zampa di granchio caduta nel bicchiere di una cliente nella balconata sottostante al tavolo dei due amici, che tutti sono armati fino ai denti, i duelli sono cosa all'ordine del giorno e iniziano alla minima provocazione ma è possibile indossare un "bracciale della pace" inteso a indicare che non si è disposti ad aderire a questo costume, al costo di un po' di disapprovazione sociale.
Dopo la cena Hamilton si infila in un bar dove, in una chiacchierata col gestore, viene fuori che l'ingegneria genetica è talmente diffusa che i pochi "naturali di controllo" che esistono sono considerati una preziosa minoranza e ricevono un dividendo persino maggiore degli ingegnerizzati.
Questa parte, in particolare, è spiegata con dovizia di particolari scientifici coerenti con le conoscenze genetiche del 1942, anno in cui fu scritto il romanzo. 
Insomma, una partenza al fulmicotone, piena di informazioni, che però risulta scorrevole, divertente e imprevedibile, trasportando efficacemente il lettore nel mondo di quel pazzo scatenato che è stato il buon Robert Anson.

Il giorno seguente il nostro protagonista, dopo aver dormito in un letto ad acqua ipertecnologico che al mattino lo lava, lo sbarba e lo massaggia, viene convocato da Mordan, il suo Moderatore, figura che si occupa di selezionare la discendenza genetica degli individui. Il mondo di Hamilton è infatti basato sull'eugenetica e i portatori dei migliori geni sono incoraggiati a fare figli per far emergere le caratteristiche ritenute migliori in ogni linea di sangue. Hamilton è stato convocato perché è uno scapolone che inventa macchine da gioco per lavoro, incluse quelle installate nel primo parco dei divertimenti lunare (l'intero Sistema Solare è colonizzato, pare), e il Moderatore Mordan ritiene che sia ora che faccia dei figli.
Per spiegargliene il motivo, parte un infodump colossale che illustra i motivi storici per cui è nato l'attuale sistema economico e sociale. Principalmente le cause sono le diverse guerre intervenute, di cui due "genetiche" causate da un "Gran Khan" che aveva deciso di creare tredici razze di "ipercefali" e varie altre, tutte estinte dopo la sua sconfitta, nonché un sano conflitto atomico nel 1970. Il caos convinse l'umanità che era necessario estirpare la voglia di ammazzarsi a vicenda e che il modo migliore di farlo fossero selezione genetica e ingegneria sociale per generare solo "pecore" e non "lupi". 
Peccato che l'attitudine alla violenza sia determinata dalla "isola Parmalee-Hitchcock nel nono cromosoma", così dominante nella specie che la "riserva" creata per gli individui aggressivi rimasti mosse guerra al resto dell'umanità, con la conseguenza che al momento della narrazione tutti discendono dai "lupi" e non ci sono più pecore.
Riprendete fiato.
Servirà.
Fatto?
Da quel momento in poi lo scopo è stato selezionare le migliori caratteristiche disponibili – ad esempio, l'avere denti perfetti a prescindere dalla dieta e dalla cura che se ne ha –non con la coercizione, ma solo con la persuasione e tanta, invasiva ingegneria genetica sui feti, in cui vengono inseriti i tratti considerati vantaggiosiIn conseguenza di ciò, l'intera popolazione ha denti perfetti perché si è scelto di preservare e diffondere questa caratteristica.
Tutto questo lunghissimo discorso, che non riassumo per intero, serve a cercare di convincere Hamilton a procreare perché la sua linea genetica è "stellare", cioè assolutamente perfetta sotto ogni aspetto, e quindi preservarla nel tempo sarebbe di gran beneficio alla specie (o "razza", come si dice nel libro, traducendo alla lettera l'inglese "race" invece di usare "specie"). Quel che il Moderatore vuole da lui è preservare le sue caratteristiche da übermensch finché l'intera specie umana non ne sia dotata allo stesso modo.
Ma Hamilton non ne vuole sapere mezza. Secondo lui "non vi è alcun senso in tutta questa inutile puzzonata". Pur piacendogli essere vivo, trova che l'esistenza non abbia senso in generale, se l'umanità si estinguesse a lui non fregherebbe nulla e non vede perciò perché dovrebbe contribuirvi. Uno dei motivi, poco razionali e molto personali, è che non è riuscito a diventare un "sintetista", cioè uno dei decisori politici che determinano la rotta dell'intera specie come il Moderatore che gli sta di fronte, perché gli manca una memoria eidetica.
Che Mordan si offre di aggiungere ai suoi discendenti. 
Hamilton rifiuta ancora.
Il Moderatore allora gli mostra la donna che avrebbero scelto per lui (alla faccia della libera scelta), una sua cugina di quinto grado, nuda in piscina, e gli illustra i diagrammi genetici di entrambi. Questa è la scena che ha ispirato la copertina, ma chiaramente Caesar non poteva mettere nudità su un periodico Mondadori nel 1953 e si è limitato a un paio di belle gambe scoperte che, comunque, erano ancora ragionevolmente osé. Perché ha deciso per questa scena? Vattelappesca. Il nostro protagonista non si lascia convincere, almeno in apparenza. Segue un altro lungo spiegone delle leggi della genetica a partire da Mendel.

Avrete capito l'antifona: Heinlein non si preoccupa nemmeno un po' di nascondere il fatto che per lui il mondo che ha inventato è incredibilmente eccitante e ce lo deve raccontare tutto per filo e per segno.
Fino a questo momento, un romanzo del genere causerebbe conati a qualunque editor moderno e non troverebbe mai la strada per la pubblicazione.
E invece!
Invece prende una piega assolutamente imprevedibile, perché qui cominciano l'azione e l'intrigo.

Si cambia scena, introducendo la "orto-moglie" di Monroe-Alpha che lo "molla per il suo bene" ma senza acrimonia, perché a suo giudizio lui non è più felice con lei, prima che si rechino a una festa. La moglie (ex? Orto?) se ne va a nuotare in piscina e lui si imbatte in un individuo che, sfruttando la sua dimestichezza con la matematica, vuole proporgli la costruzione di una macchina capace di individuare con esatta precisione posizione, velocità e tutto il resto di ogni cosa esistente nell'universo, come già fa il "Planetario Balistico di Buenos Aires" per i corpi del sistema solare. Alla stessa festa Hamilton, invece, viene avvicinato da un individuo parte di una segreta confraternita eversiva, il Circolo dei Sopravviventi, a cui l'attuale sistema genetico non piace affatto. Hamilton, incuriosito, vi si iscrive e scopre che sono eugenetisti alla Gran Khan (o Hitler, per fare un paragone reale) e vogliono instaurare una dittatura di superuomini al comando di "razze inferiori", ognuna con una sua specializzazione.

Trova spazio anche un siparietto, se così vogliamo chiamarlo,  con la quinta cugina di Hamilton che va a trovarlo di sorpresa per vedere con chi l'abbia "accoppiata" il Moderatore Mordan, visita che risulta in una violenta aggressione (per "mettere al suo posto" la "donna indipendente") con molestia sessuale inclusa (dei baci forzati) in cui Heinlein mette in mostra una buona dose di sessismo casual anni '40. Capiamoci, niente di strano per il periodo, ma quel passaggio (che trovate qui sotto in foto) oggi stride parecchio.

Dopo aver picchiato e molestato sua cugina, Hamilton, da buon cittadino, va a spifferare del Circolo dei Sopravviventi al Moderatore Mordan, che tutto felice lo istiga a continuare a frequentarli per fare da agente al governo. Dopotutto, con la sua genetica "stellare", non potrà che assumere un ruolo dominante all'interno dell'organizzazione e disinnescarla.

Ho detto troppo?
Siamo a pagina 55, non ho ancora detto nulla, ho a malapena introdotto gli elementi di base che si dipaneranno nel corso del romanzo. 
Non riassumerò ulteriormente la vicenda per non togliervi il gusto di leggere questa roba folle. 
Si tratta infatti di un romanzo prettamente heinleniano, dove la filosofia politica, l'economia, l'etica, la sociologia e persino l'epistemologia prendono possesso del palco a scapito della caratterizzazione dei personaggi o dell'azione, che servono più a illustrare le idee dell'autore che altro. 
In mezzo a tutto questo finiscono l'immortalità, la reincarnazione, la telepatia, un paio di vivaci sparatorie, e la smetto qui perché dovete leggerlo. E già che ci siete, se vi piace il genere del "romanzo che illustra teorie economiche e sociopolitiche", consiglio anche A noi vivi, scritto da Heinlein nel 1938 e sconosciuto fino al 2004, quando il manoscritto venne rivenuto e pubblicato.

Il numero si chiude con la terza parte di un romanzo giallo di Rex Stout con Nero Wolfe, "Niente fiori all'ambrosia", che ovviamente non recensisco perché non è fantascienza. In coda troviamo la consueta rubrica "Curiosità Scientifiche", che stavolta si occupa di rettili volanti (con le approssimative conoscenze del tempo) e sfenodonti, lucertole con un terzo occhio, nonché la paginetta "enimmistica" che chiede ai lettori di contribuire inviando giochini da pubblicare.

Copertina insolitamente sexy per gli anni '50.

Costina in splendido stato.

Prodotti ormai scomparsi in quarta di copertina.

Quando Mondadori pubblicava Topolino! Quando ero piccolo era ancora così. 

Sul frontespizio, firma incomprensibile e data del volume.

"Romanzo biologico" è una definizione piuttosto accurata, ma solo perché "eugenetico" suonava male.

In questo libro TUTTI hanno un'arma, o quasi.

La scena che ha ispirato la copertina: Hamilton e Mordan spiano la quinta cugina del primo mentre si fa il bagno nuda. Sheeesh.

Che schifo le donne! -____-

In questa foto e nella seguente, un po' di sessismo anni '40, violenza verso le donne e perché no, pure molestie sessuali. Charming.

In questa foto e nella precedente, un po' di sessismo anni '40, violenza verso le donne e perché no, pure molestie sessuali. Charming.

È mio fermo convincimento che illustrare questa scena di aggressione serva solo a mostrare gambe femminili nude al lettore.

"Macchina cacazecchini" mi fa scompisciare.

Nel futuro vestono tutti malissimo.

Pubblicità della collana gemella de I Romanzi di Urania, che pubblicava roba a puntate e racconti. Durata solo 14 numeri.

Nel futuro non solo tutti si vestono malissimo, ma hanno anche il grilletto facile.

Sparare a qualcuno non è un problema, ma prenderlo a pugni è considerato barbaro... americani!

Dunning-Kruger ante-litteram.

"Hai tentato di ammazzarla? Suvvia, che sarà mai: prova di nuovo a corteggiarla, ti perdonerà."

Razzismo casual.

La signora anziana col sigaro è bellissima.

"Il picco della civiltà è spararci a vicenda."

L'illustrazione appare inquietante, la scena nel libro non lo è.

Prossima Recensione in Guanti Bianchi!

Mai sentito!

I Gialli erano la collana di punta della Mondadori al tempo, bisognava tirar dentro anche i lettori di Urania.

Rubrica fiacchina, in questo numero.

Sarei curioso di leggerlo.

Rubrica enigmistica.

Piano dell'opera e pubblicità di Urania Rivista.

Non ho idea di chi sia, ma sono ignorante quindi ci sta.

24 gennaio 2025

Urania n. 14 - Guerra nella galassia di Edmond Hamilton


CARATTERISTICHE EDITORIALI E FISICHE

Il volume è in condizioni eccezionali, facilmente LEM 5. A parte qualche lievissima macchia di umidità sulla costina e nelle pagine interne, è intonso: robusto, squadrato, flessibile, spigoli ottimi, carta ancora bianca e colori vivi. Deve aver trascorso gran parte della propria vita in uno scaffale chiuso, al riparo da luce e polvere. 

Sul risvolto troviamo la firma a me incomprensibile del precedente proprietario (voi cosa ci leggete?) e data di uscite, nonché presumibilmente di lettura, del volume.

Il titolo originale è Star Kings e fu pubblicato per la prima volta su Amazing Stories a partire dal Settembre 1947, poi in hardcover nel 1949 per i tipi di Frederick Fell, Inc. e in paperback da Signet Books nel 1950 col titolo di Beyond the Moon. Trovare maggior informazioni è complicato, a riprova che il romanzo non sembra aver lasciato impronte durature sul mondo della fantascienza.

Ciononostante Hamilton non era un novellino quando lo scrisse: il suo primo racconto pubblicato risale infatti al 1926, quando Weird Tales gli accetta The Monster-God of Mamurth, ma la fama arriva solo tre anni dopo con una serie di racconti lunghi e brevi (collettivamente chiamati La pattuglia dello spazio) che lo consacrano come esponente di spicco della space opera del tempo.

Non uno scrittore eccellente, almeno a mio modo di vedere, fino a che, nel 1946, non sposò la fenomenale Leigh Brackett (la sceneggiatrice de L'Impero colpisce ancora, per dare un'idea della sua caratura... su questo blog vedremo presto il suo La legge dei Vardda, Urania n. 26). L'influenza della (secondo me) più brava moglie migliorò di molto la sua prosa, che si arricchì in termini di dimensione umana e personaggi meno piatti.

Tornando alla presente edizione, devo purtroppo rilevare che ci sono più refusi del solito. Questo numero deve essere stato redatto in fretta e furia. Non si tratta solo di errori di battitura, ma vere e proprie notevoli sviste che non sarebbero lì se Urania avesse avuto un editor. C'è almeno un passaggio in cui Gordon passa dal tu al voi, chiaramente sfuggito al traduttore, e altri in cui un nome viene scambiato con un altro: in un punto una certa Lianna accompagna... se stessa in camera sua, quando la logica della scena e della frase implicano che sia stato il suo fidanzato.

Le illustrazioni sono del sempre evocativo BELT, la cui identità rimane per me un mistero.

Curiosità aggiuntiva: questa pare essere l'unica edizione italiana del romanzo, non sono stato in grado di reperire ristampe in alcuna collana Urania né di altri editori.


RECENSIONE (SPOILER!)

John Gordon è un reduce della Seconda Guerra Mondiale che ha combattuto nel teatro del Pacifico. Una notte, poco prima di addormentarsi, sente nella testa una voce che dice di appartenere a Zarth Arn, il principe di un impero stellare duecentomila anni nel futuro. Il povero John, sconvolto da questo curioso accadimento, pensa dapprima di stare subendo un episodio allucinatorio in seguito a quello che oggi chiameremmo disordine da stress post-traumatico, ma la cosa si ripete nelle notti seguenti e si rivela essere del tutto reale.
Scienziato e nobile, erede designato dell'Impero Centrale che comprende "tutte le costellazioni che si trovano al centro della Via Lattea", Arn comunica telepaticamente a John che questo, per lui, è un interessante passatempo escogitato per saziare la sua fame di conoscenza e nulla più. 

Ha infatti l'abitudine, grazie a un apparato di sua concezione chiamato "ideofono" (un discendente dell'elettroencefalografo), di scambiarsi la mente con esseri umani del passato per poter vivere in prima persona l'esperienza di epoche remote e studiare l'evoluzione umana. Lo sta contattando per chiedergli se sarebbe disposto a barattare la mente con lui per qualche tempo, una specie di scambio culturale. John, mentre Arn occupa il suo corpo, si godrà il futuro del bimillesimo secolo "indossando" le spoglie mortali del principe e sarà affidato alle cure del suo assistente Vel Quen, che dopo qualche giorno lo rimanderà nel suo corpo e nella sua epoca con il fantastico ideofono.

John obietta che si sentirebbe spaesato, e che di certo non è pronto a recitare il ruolo di principe di un impero galattico, ma Arn lo rassicura che non dovrà farlo: lui è uno scienziato che non partecipa alla vita di corte, trascorre l'esistenza nella sua torre sulla Terra, che è un isolato pianetucolo di periferia in cui nessuno lo disturberà, e il suo apparecchio è segreto al punto che solo Vel Quen sa che esiste e sa manovrarlo. Dopo qualche spiegazione del processo, adescato dalla possibilità di visitare un futuro tanto remoto e conoscerne le meraviglie, John si lascia convincere e si ritrova, ancora un po' incredulo, nell'anno duecentomila e rotti con l'aspetto del principe, precisamente come promesso.

Ovviamente è qui che cominciano i guai: la turrita dimora del principe viene attaccata da un commando della Lega dei Pianeti Oscuri, principale nemica dell'Impero Centrale, che scambiano Gordon per Arn e cercano di rapirlo. 
John viene salvato dai soldati di suo padre e viene richiamato nella capitale Throon su Canopo, dove lo attendono - fra gli altri - la sua amante e la sua promessa sposa. Questo è un guaio, perché - come volevasi dimostrare - tutti credono che sia il principe ereditario, il che gli rende impossibile tornare sulla Terra e tornare nella sua epoca.

Inizia così una sarabanda di avventure spaceoperistiche piene di movimentati viaggi interstellari, sordidi complotti, rapimenti a destra e a manca, sparatorie mozzafiato, atti eroici, salvataggi in extremis, triangoli amorosi, vili tradimenti, equivoci pericolosi, colpi tanto di fortuna quanto di genio, persino una guerra galattica contro Shorr Kan (nome FANTASTICO che pare preso di peso dal Libro della Giungla) e la Lega dei Mondi Oscuri... e chi più ne ha più ne metta. Non la riassumerò perché altrimenti vi toglierei il gusto della lettura. In un romanzo di avventura, il senso è l'avventura, quindi non commetterò il crimine di rovinarla se non per rilevare che pare un feuilleton di cappa e spada ambientato nello spazio - il che non è una brutta cosa! Il tutto si conclude con un bel lieto fine, come da tradizione, e questo ve lo dico perché è così ovvio che non mi pare uno spoiler.

Parlerò invece delle sensazioni che mi ha suscitato il libro e delle tante belle cosine molto anni '40 che vi sono contenute.

Il mondo descritto da Hamilton ricorda molto certi romanzoni di avventure esotiche alla Salgari. Ci si sposta da un pianeta all'altro come se si andasse al bar, è pieno di viste insolite e stranezze... beh, esotiche, e non mancano le invenzioni graziose e interessanti, come ad esempio la suddivisione geopolitica della Galassia in vari regni feudali con diversi costumi. 
L'elemento politico è molto marcato. L'Impero Centrale è costituito, proprio come in antichità, da una federazione di regni più piccoli, ognuno col proprio regnante, ed è una situazione la cui gestione richiede accurate mosse diplomatiche che, pur descritte in modo un po' ingenuo, sono dignitosamente plausibili. Non si ha mai l'impressione che le varie fazioni abbiano motivazioni insensate.

Hamilton si premura inoltre di trovare spiegazioni e giustificazioni vagamente scientifiche per tutte le sue trovate, pur se con una certa, comunque perdonabile, propensione all'infodump. Vi risparmio quelle relative alle modalità di trasmissione di un'intera mente umana attraverso duemila secoli, che sono confuse, piene di technobabble ante litteram e in generale basate su misteriose "onde" e "armoniche" con tanto elettromagnetismo buttato a caso. Ho incluso qualche esempio nelle foto.
Vale però la pena dire, tanto per darvi un'idea, che le astronavi viaggiano a trenta milioni di chilometri al secondo grazie a invisibili "raggi di pressione" che generano spinta interagendo con la polvere interstellare. La loro frequenza si situa "trenta ottave al di sotto dello spettro visibile". Raggi analoghi che si trovano "alla quarantaduesima ottava" sono così veloci da consentire comunicazioni apparentemente istantanee da un capo all'altro della galassia.

Il tutto ha un sapore molto vintage per noi adesso, ma al tempo probabilmente suonava abbastanza plausibile per chi avesse un'infarinatura dei concetti citati - ergo, probabilmente, una buona fetta dei lettori del genere, che era molto più da nerd di adesso. 

Alcune trovate poi sono più plausibili e reggono meglio di altre, anche se rivelano una certa ingenuità. Tanto per fare un esempio, gli esseri umani hanno tutti pelle di colore diverso, a seconda del colore della stella sotto la cui luce sono nati e cresciuti, il che è una bellissima cosa! L'ingenuità sta nel fatto che chi è cresciuto sotto una gigante rossa ha la pelle rossa come un peperone, lo stesso dicasi per stelle blu e via dicendo. Immaginare tutta questa gente in ogni sfumatura dell'arcobaleno, dal giallo al verde rubino all'arancione, è delizioso e ha un fascino tutto suo.
Bello il "paralizzatore", che è praticamente profetico: del tutto analogo a un taser moderno, ha due punte tra cui si sviluppa un arco elettrico e funziona in maniera assolutamente identica.

La cosa che più mi ha colpito però è il modo in cui Hamilton descrive lo spazio e le navi spaziali. Il romanzo esce nel 1947 e, al tempo, non solo nello spazio non c'era mai stato nessuno se non, proprio quell'anno, alcuni moscerini della frutta, ma le conoscenze e, soprattutto, le immagini che avevamo a disposizione erano scarsissime. Parliamo dell'anno in cui riuscimmo per la prima volta a scattare una foto della Terra dallo spazio, grazie a una fotocamera montata su un razzo V2 - uno di quelli progettati da Wernher von Braun, il nazista ufficiale delle SS arruolato dagli USA dopo la guerra per sviluppare il loro programma spaziale.

Ebbene, nel romanzo i "navigli siderali" attraccano a dei "porti" altrettanto "siderali" la cui descrizione include banchine, gru e moli. Non sto a girarci intorno: sono porti marittimi. La prima volta che se ne incontra uno, quello della capitale Throon, si trova "sulla costa" e c'è dell'acqua nelle immediate vicinanze... non so se Hamilton ha deciso che le astronavi sono più "navi" che "astro" o se c'è lo zampino di Dalloro che fraintende completamente quel che sta leggendo, ma io propendo per l'ipotesi che sia farina del sacco di Hamilton, perché l'analogia spazio=mare si riscontra anche nell'evocazione di "tempeste e cicloni siderali". A un certo punto, si scopre persino che dette astronavi hanno dei canotti di salvataggio e quando entrano in una "nebulosa" – che l'autore descrive pari pari a un banco di nebbia – si evitano l'un l'altra suonando continuamente le loro sireneRipeto: si evitano suonando le sirene nella nebbia
Impagabile :D

Il linguaggio della traduzione, poi, è meraviglioso come di consueto, inclusi i neologismi che Dalloro si ingegna a creare, come "ideofono" o "telestereo" (un sistema simile alla televisione), senza contare che le lunghe, ubique pistole sparano "pastiglie atomiche" che esplodono una volta penetrate nel corpo della sfortunata vittima e tutti usano un linguaggio desueto che adoro: le donne nobili parlano "alteratamente" (ovvero in modo altero), "egli" non borbotta, "barbuglia" e c'è un bel monito a "non correre quest'alea".

Chiudo con una nota curiosa: Hamilton tira fuori nel romanzo il concetto di matrimonio morganatico, in cui mi sono imbattuto tanti anni fa, all'inizio dei miei studi sociologici. Si tratta di una forma di unione tra persone di rango sociale differente e di norma implica tutti gli usuali diritti e doveri del matrimonio, con la differenza che il partner di rango inferiore non acquisisce i titoli e i privilegi del partner di rango superiore. Succedeva anche nella nobiltà europea fino a non troppo tempo fa, quando un regnante sposava una cittadina comune: Vittorio Emanuele II di Savoia sposò morganaticamente Rosa Vercellana nel 1869, per dire.

In definitiva il romanzo mi ha divertito e lo consiglio a tutti gli amanti della space opera classica. Di sicuro intrattiene! Non c'è un momento di noia, l'avventura è sempre dietro l'angolo, i cattivi sono cattivissimi, John Gordon si fa amare facilmente e i personaggi sono in generale simpatici - incluse le donne, che dimostrano un piglio deciso e indipendente non comune nella letteratura fantascientifica del tempo e che Hamilton, pur essendo lontano dagli standard odierni, tratta senza soverchia condiscendenza.

Il volume si chiude con un estratto di un romanzo di Nero Wolfe (mai perdere un'occasione di pubblicizzare la collana sorella più famosa, i Gialli Mondadori!), il consueto angolo enigmistico e la rubrica scientifica che parla di quando andremo sulla Luna. La previsione ci azzecca, "entro una generazione", e descrive i pericoli che incontreremo: "radiazione cosmiche", meteoriti di ogni dimensione e una superficie del tutto ignota ("uno strato molto sottile di crosta potrebbe nascondere grandi crepacci").
L'autore si dilunga poi nella descrizione degli aspetti tecnici del viaggio fin lì, fornendo dettagli aggiuntivi rispetto a una precedente rubrica che si occupava dello stesso argomento nel numero 13. Il modo in cui si immaginava che sarebbe andata riflette la grandiosità tecnologica descritta da Asimov o Clarke, con una spedizione di 50 uomini, tre "astrorazzi" da costruire in orbita terrestre - lunghi 24 metri e capaci di trasportare ognuno 285 tonnellate di carico - nonché una base gigantesca che avrebbe consentito a tutto l'equipaggio, composto in prevalenza da scienziati, di rimanere sulla Luna per settimane di fila.
Si descrivono i rover, "grossi autocarri simili a carri armati montati su cingoli" con "cabine a pressione interna" capaci di contenere sette persone con relative, ampie scorte di ossigeno, cibo e acqua per esplorare "la zona circostante in un raggio di 400 chilometri". Si ipotizza che le materie prime che potremmo trovare sulla Luna potrebbero persino consentire la costruzione di colonia sotto "una grande cupola plastica con la sua propria atmosfera sintetica", da cui partire per "ulteriori avventure interplanetarie".
L'articolo è una descrizione passo a passo dell'intero processo di esplorazione lunare, comprensivo di esperimenti geologici e fisici, e nulla di quel che contiene è scientificamente implausibile, quindi promosso a pieni voti!

Copertina di Kurt Caesar, sempre splendido

La pretesa che un'enciclopedia possa fare "uomini i vostri figli" strappa sempre un sorriso :D

Costina in perfette condizioni

La pubblicità è l'anima del commercio, sempre!

Frontespizio con firma e data

Sinossi dell'opera

Si parte!

John Gordon nel "bimillesimo secolo" e nel corpo di Zarth Arn, affiancato da Vel Quen

Technobabble d'annata

Hamilton non disdegna l'uso delle NdA per fornire ulteriori dettagli "scientifici"

Altre NdA con altre spiegazioni

All'armi!

La massa raccolta come la resina di un pino: ingenuo ma meraviglioso!

Vi sono innumerevoli razzie aliene nella galassia, ma non hanno un ruolo significativo nella storia se non quello di fornire un tocco "esotico" alla narrazione

Faccia faccia col malvagio antagonista

FIRE!

Il fuoco atomico fa sfracelli

Pubblicità della "sorella maggiore" de I Romanzi di Urania, quella che oggi chiamiamo Urania Rivista per distinguerla ma che uscì prima di Le Sabbie di Marte

Terribili armi cosmiche che funzionano abbassando una leva

Pubblicità del prossimo numero che recensiremo


Mondadori ci teneva davvero un sacco a vendere la sua enciclopedia

Romanzo d'appendice

La splendida rubrica scientifca

Questo fu pubblicato su Urania Rivista, di Judd vedremo invece L'Ordine e le Stelle sul numero 57 de I Romanzi di Urania

L'immancabile angolo "enimmistico"

Ogni singolo numero una prima edizione: Urania è davvero stata pioneristica per la SF in Italia

Mai perdere l'occasione di spammare i Gialli Mondadori!