23 marzo 2023

Urania n. 9 - Il triangolo quadrilatero di William Frederick Temple



CARATTERISTICHE EDITORIALI E FISICHE

Il volume è in ottime condizioni anche se presenta qualche angolo eroso e un errore di rifilatura che risale ai tempi della stampa: una piccola sezione di pagine "sbuca" dal resto nel margine superiore.

The 4-Sided Triangle è il titolo originale di questo romanzo pubblicato in forma embrionale e ridotta a puntate su Amazing Stories nel Novembre 1939. Nello stesso anno della prima edizione italiana (che è questa) esce anche sul grande schermo come Four Sided Triangle per la regia di Terence Fisher. La storia del manoscritto è intrecciata con l'Italia: Temple, che è inglese, lo inizia durante la campagna britannica in Nord Africa nel 1940. La prima bozza, completa a metà, va distrutta durante la Battaglia di Takrouma in cui le forze inglesi respinsero quelle nazifasciste. Temple si ritrova poi nel mezzo dell'invasione alleata della Sicilia nel luglio del 1943. La seconda bozza manoscritta va distrutta durante la battaglia di Anzio. Ricomincerà a scrivere qualche tempo più tardi, in licenza a Roma, finirà il romanzo di stanza sulle Alpi e lo batterà a macchina nell'ottobre del '45, una volta tornato in patria. Questa versione, più lunga di quella già edita, viene pubblicata in Inghilterra nel 1949.

Come per Schiavi degli invisibili la traduzione è attribuita a Patrizio Dalloro, pseudonimo condiviso tra Giorgio Monicelli, curatore di Urania, e la sua compagna Maria Teresa "Mutti" Maglione, straordinaria traduttrice. Diversamente dal numero 7 della collana, però, stavolta dietro il nome de plume si cela Monicelli.

Che non fa un gran lavoro. Accettabile, ma insomma.
La prosa ha un lessico colto, è sintetica ma non secca, chiara e dritta al punto, anche se ovviamente ha un sapore leggermente desueto che per me è un piacere da leggere (non leggevo da secoli la parola "davvicino", era una roba del nonno anche nel 1953). 
Non avendo letto l'originale non so quanta di tale farina sia del sacco di Temple e quanta invece di Monicelli, ma l'impressione è che lo scrittore sia, tra i due, decisamente il più bravo. L'impronta del traduttore è un po' troppo forte: resta aderente all'inglese cercando di costruire periodi asciutti, ma non si fa scrupoli a usare termini adattati fuori luogo, o troppo ricercati, e persino innumerevoli toscanismi. Non è necessariamente un male. Esempio: usa tinaia per descrivere una vecchia fabbrica che non lo è affatto, quindi chissà cosa c'era lì in inglese, ma al contempo il termine è probabilmente adeguato per rendere al lettore (toscano?) del 1953 l'idea di come appaia in generale. E poi usa termini come "barbugliare", quindi ha le sue qualità!

Purtroppo però non ci siamo. Vi sono altri difetti oltre a quelli indicati sopra, in prevalenza dovuti al fatto che manca un editor: sono sicuro al 100% che nessun revisore abbia mai guardato questa roba, manco di sguincio. "Il psichiatra" è una roba semplicemente illeggibile, c'è una marea di errori di battitura (ho smesso di contare dopo la decina), ma l'esempio più clamoroso è un fiumiciattolo in cui Lena e Bill vanno a fare il bagno. Bill racconta che Lena si tuffa tutte le mattine da uno scoglio alto TRECENTO METRI in una pozza d'acqua di UN METRO QUADRO. Ora, o abbiamo di fronte la più audace stuntgirl tuffatrice del multiverso o Monicelli/Dalloro ha convertito molto, molto, ma molto male i piedi del testo originale. 

Copertina, come sempre, di Curt Caesar e illustrazioni interne del bravo e misterioso BELT, che continuo a non sapere chi sia. Online non trovo assolutamente nulla. Se qualcuno ne ha idea e può documentarla con delle fonti lasci pure un commento!


RECENSIONE (SPOILER!)

Il "triangolo quadrilatero" del titolo è amoroso: quello tra due inventori, giovanotti molto intelligenti, e Lena, due ragazze.
No, non mi sono sbagliato. Ci arriviamo.

Il romanzo si legge come uno studio di personaggi. L'intera narrazione è basata su un singolo evento cardine, dalla preparazione alle sue conseguenze, nonché sulla discussione delle sue implicazioni filosofiche, morali ed emotive da parte dei personaggi. Il cuore, quindi, sono le interazioni e dialoghi tra i cinque protagonisti: il Padrino (un medico, il cui nome non compare mai nel testo), suo figlio adottivo Bill, Rob l'amico di Bill e Lena. Due volte. 
Ho detto che ci arriviamo.

Partiamo dal Padrino, che è il punto di vista scelto da Temple per raccontare la storia. Di lui va detta subito una cosa: non sa una cippa di scienza al di là del suo limitato campo di specializzazione. È per questo che Temple lo usa come voce narrante. La plausibilità scientifica del romanzo è infatti assolutamente ZERO e l'espediente narrativo che salva la baracca, per così dire, è far passare tutta la technobabble per il Padrino, il quale "non ci capisce tanto": in questo modo si può "dare la colpa" alla sua ignoranza invece che a quella dello scrittore. A discolpa di Temple posso dire che in effetti procurarsi materiali di studio su materie così all'avanguardia nel 1949 non era affatto semplice e una certa approssimazione era diffusa nell'intero genere fantascientifico, ma ciò non toglie che ci fosse anche gente ben più preparata alla macchina da scrivere in quegli anni.

Le materie all'avanguardia sono quelle correlate all'energia atomica, che al tempo era assolutamente avveniristica. Il romanzo è evidentemente ambientato nella contemporaneità  dell'autore, anche se non viene menzionata nessuna data. È facile da capire perché la descrizione del mondo è coerente col 1949: la gente scrive ancora col pennino e il calamaio e usa la carta assorbente per asciugare l'inchiostro :D 
In questo presente alternativo tra i pochi a capire bene la "scienza atomica" ci sono Rob e Bill. 
Partiamo da Bill, il figlio adottivo del Padrino. Si conoscono al pronto soccorso quando il ragazzo arriva lì con un polso fratturato che si è già autodiagnosticato da solo: è il modo in cui Temple ci presenta quello che è un genio assoluto, privo di famiglia e abbandonato a se stesso ma in grado di imparare e capire ogni cosa. Il Padrino gli si affezione e inizia a prendersene cura, finché decide di adottarlo e di farlo studiare.
Nel corso dei suoi studi Bill conosce Rob, un altro giovanotto estremamente intelligente, e i due ci mettono poco a diventare amici e mettersi al lavoro in società. Bill è il creativo, l'inventore, il genio sregolato e socialmente inetto a cui le convenzioni sociali stanno strette, che si fida più del suo istinto che dei calcoli. Rob è l'opposto: ottimo esecutore, splendido ingegnere, ma privo di qualsivoglia creatività, rigido, formale prodotto delle elitarie public schools inglesi, non capisce fino in fondo le teorie e le invenzioni di Bill ma lavora entusiasticamente con lui.

Il libro inizia subito rivelando che i due inventeranno un "riproduttore", come lo chiama Dalloro, quindi a dirlo immediatamente non mi sento in colpa, non è uno spoiler significativo. Si tratta di una macchina in grado di riprodurre qualsiasi cosa, vivente o inerte, atomo per atomo. 
Poi si fa un salto indietro nel passato e Temple passa una quarantina di pagine raccontando i retroscena che hanno portato a quel momento: l'adozione di Bill, il sodalizio con Rob, la collaborazione col Padrino alle loro imprese e l'arrivo nelle loro vite di Lena, una ragazza che... beh, i dettagli dopo perché Lena è un ottimo esempio del perché considero questo romanzo poco più che mediocre. Per ora basti dire che Lena,  orfana sola al mondo e spiantata, dopo essere stata salvata dal suicidio dal Padrino va a vivere con lui, Rob e Bill nella "Tinaia", la loro casa/laboratorio. 

Il racconto "parte" davvero quando, dopo aver escogitato la loro invenzione e aver cominciato a riprodurre roba su commissione facendo un bel po' di soldi, Rob e Lena si innamorano perdutamente e si sposano, com'è relativamente normale in quel periodo storico, in pochi mesi.
Questo a Bill rode parecchio. Ma tanto. Era lì lì per rivelare il suo amore a Lena ma ci ha messo troppo a causa della sua impacciata timidezza e ora la ragazza si è innamorata del suo socio e amico fraterno. Ed ecco l'idea: perché non creare un duplicato di Lena tutto per lui? 

Bill ne parla al Padrino, ne parla a Rob, ne parla a Lena. Tra superficiali e melodrammatici dubbi etici e scientifici, perché chissà che caspita succede cercando di replicare una persona... ma facciamolo lo stesso o non c'è alcuna storia, va'. Questo è problematico in molti modi.
A livello metatestuale è inquietante sentire Bill parlare di "avere Lena anche per me" perché gli "regali la felicità", così come è inquietante leggere Lena che non si pone particolari problemi a oggettificarsi all'estremo (facendosi riprodurre!) per "regalarsi" a un Bill che è così emotivamente immaturo e tronfio della sua intelligenza da non chiedersi nemmeno per dieci secondi se è una cosa sensata o anche solo discutibile. Personalmente l'idea di fare una copia di me stesso per "regalarla" a qualcuno come una proprietà mi inquieta profondamente.
Anche a livello della narrazione i problemi seri iniziano qui.
Perché saranno pure tutti intelligenti ma nessuno pensa che, ops, la nuova Lena (ecco perché è "due ragazze": per distinguerla la chiameranno Dorothy) è innamorata persa pure lei di Rob, perché l'hanno duplicata dopo che Lena si era già innamorata
Temple mena il can per l'aia facendo fare la figura degli imbecilli ai suoi presupposti geni, ma non pare un genuino conflitto tra emozioni, sentimenti e raziocinio, solo un confuso smanettare concetti importanti in modo superficiale
Ovviamente gli interrogativi morali sollevati sono analoghi a quelli della clonazione, con la rilevante differenza che qua il clone nasce adulto e con tutte le memorie, la personalità e in generale TUTTO dell'originale. Ci sarebbero state, credo, storie più interessanti da narrare al posto del continuo battibecco melodrammatico di questi giovanotti tormentati, della inane passività del Padrino e della bizzarra imprevedibilità di Lena.

Ecco, Lena. Il suo personaggio è un caso interessante, in un libro che basa tutto sull'interazione tra le personalità dei protagonisti e le loro scelte per creare conflitto e tensione.
Lena infatti è una donna dal passato tragico, capace di gettarsi in ogni impresa le venga in mente per motivi ideali, perseguitrice dell'arte ma priva di talento, con l'aspirazione di trovare senso a una vita che non comprende e su cui saltella spensierata al punto che anche darsi la morte non è una cosa particolarmente seria, solo ovvia, dato che non riesce a essere un'artista decente e non potrà quindi mai contribuire qualcosa di suo, originale, al mondo. È sincera, determinata, ha le sue opinioni e non le cambia senza una buona ragione, scambia impertinenze alla pari con gli uomini ma nel contempo è compassionevole e generosa, affettuosa e affidabile.
Ma è anche un fantoccio pieno di stereotipi sessisti perché, beh, sono gli anni '50. In primo luogo Temple è arrapatissimo, per qualche motivo - forse perché pensa lo siano i suoi giovani lettori. C'è, lungo tutto il romanzo, uno sdilinquirsi sulle cosce, sulle spalle, sulle gambe, sui piedi, sulle pose sensuali, sulle labbra e sui seni che dai fratello, anche basta, le pagine trasudano bava. Ma no: Temple ci offre anche una ridicola scena di light bondage in pubblico che al tempo deve aver fatto sudare qualche giovanotto ma oggi non farebbe alzare un sopracciglio a nessuno perché sono tutti vestiti e il pretesto non è sessuale. Com'è ovvio, se si conosce la materia, Lena è  rappresentata sia innocente e purissima che sempre sexy, spesso  nuda o seminuda senza vergogna. Ingenua come una bambina ma saggia come una vegliarda, indipendente e imprevedibile ma docile quando conta, unica quanto basta per non essere "una delle tante" ma non unica abbastanza da sembrare una persona. 
È un po' un sogno masturbatorio, ma quel che penso sia più di tutto è uno strumento narrativo messo lì per dare un motore alla storia dei due giovanotti e del loro padrino. Acquiesce sempre, si sottomette a tutto e ho la sensazione che divenga parte integrante dell'affare del riproduttore perché all'autore serviva quel conflitto e il modo migliore era metterci una donna facendola apparire bizzarra e misteriosa per rendere possibili gli avvenimenti successivi.
Questi due aspetti convivono. Se non si da particolare importanza ad alcune forzature che chiedono un po' troppo alla sospensione dell'incredulità, è possibile non farci caso, ma mi pare chiaro: avendo deciso che Lena è il motore del conflitto e che per farla funzionare bisogna che faccia delle scelte un po' "picchiatelle", Temple le affibbia una personalità insolita e anche in una certa misura simpatica, ma non riesce a renderla vera abbastanza perché alla fine serve che faccia certe cose e non altre, chissenefrega della coerenza. Occasione sprecata.

La plausibilità scientifica, come detto, è in buona sostanza zero: Temple non sa come funzionano gli atomi e inventa, cosa anche legittima nel 1949, ma il risultato è abbastanza confuso e terribile. Nelle foto ho incluso alcuni esempi di technobabble per rendere l'idea. 

In definitiva non consiglio questo romanzo. È fiacco, poco interessante, eccessivamente melodrammatico, si basa tutto sulle personalità dei protagonisti che però - soprattutto nel caso di Lena - non sono particolarmente interessanti e anzi, rendono la lettura piuttosto noiosa perché sono scritti malino. La traduzione di certo non aiuta. La vicenda, dopo un paio di colpi di scena così ovvi che vengono subito in mente al lettore ma non ai protagonisti, che evidentemente proprio geni non sono, viene risolta con un escamotage troppo deus ex machina per essere coinvolgente e ha un finale così ridicolo, deludente e sottotono che mi ha fatto ridere per l'incredulità.

Tra i primi 9 Urania sicuramente il peggiore, almeno per i miei gusti: troppa fanta, niente scienza. Avrebbe potuto benissimo essere un romanzo weird o sovrannaturale o persino fantasy e non sarebbe cambiata una virgola. E poi veramente troppo drammone superficiale, che magari se fosse stato raccontato attraverso personaggi dalle reazioni più credibili sarebbe risultato interessante. Così proprio no. 

Bellissima copertina di Curt Caesar

Costina perfetta

Se siete fan di Hemingway questa è una chicca!

Satelliti FORSE entro dieci anni! In realtà molto prima, lo Sputnik è del 1957, ma qui ci sono anche città nello spazio! Basi per astronavi! Peni a razzo! Il futuro era più bello in passato.

Frontespizio con firma e data

Scheda dell'opera, titolo originale errato. Non è la prima volta, chissà che problema hanno

Illustrazioni interne di BELT

Delicatissime bottigliate

Il riproduttore all'opera!

Ah, gli intellettuali, che piaga sull'umanità. Le donne poi: perché non pensano a farsi carine invece di studiare?

Bill e il Padrino

Gli elettroni non sono neutroni ma Temple non lo sa

È stranissimo quanti personaggi, in queste traduzioni "antiche", bestemmino come carrettieri :D

Il Padrino si sveglia nella notte

Parolacce nella traduzione? Sia mai!

Quando un traduttore non ha internet: la Stele di Rosetta rimane come in inglese, presumo Monicelli/Dalloro non sapesse di che si trattava

Il rivoluzionario esperimento in corso! Ma sono io o il Padrino assomiglia a Vincent Price?

Donne vanitose dall'alba dei tempi, pare

Il riproduttore si presta a mille usi

Altro sessismo casual, tipicamente anni '50

Non si vedono spesso le note del traduttore, che io penso servano ovunque. Questa è la prima di due che chiariscono aspetti della traduzione, tutte le altre sono riferimenti bibliografici che indicano l'origine di alcune citazioni di Shakespeare et al. fatte nel romanzo

Poche idee ma ben confuse

Su questo Temple ha perfettamente ragione: il nazionalismo è un cancro

Animali "alieni" e i misteri della clorofilla, il cui funzionamento preciso era sconosciuto al tempo

BRIVIDI COSMICI!

Angolo "enimmistico"

L'altra, al tempo molto più famosa, collana Mondadori

12 marzo 2023

Urania n. 8 - Il segreto degli Slan di Alfred Elton van Vogt


CARATTERISTICHE EDITORIALI E FISICHE
Il volume ha i bordi della copertina leggermente rovinati, così come il filo parallelo al dorso, ma è altrimenti impeccabile e si fa leggere senza difficoltà. È un altro di quelli solidi al punto che avrei potuto leggerlo tenendolo con una mano sola. Presenta sul frontespizio la solita firma incomprensibile con mese e anno di uscita.

La bellissima copertina è, come sempre, di Curt Caesar, le illustrazioni interne del misterioso BELT (che ha illustrato anche alcuni dei numeri che recensirò in futuro) riguardo al quale non sono riuscito a trovare un accidenti di niente: non so quale sia il vero nome, cos'altro abbia fatto al di fuori di Urania ecc., ma è molto bravo/a!

Slan, che è il titolo originale, viene pubblicato per la prima volta (a puntate) su Astounding Science Fiction tra il settembre e il dicembre 1940, con la prima edizione in hardcover nel 1946. 
Questa, del 20 Gennaio 1953, è la prima edizione italiana ed è tradotta da Augusta Mattioli. Una ricerchina OPAC mi rivela che la signora, di cui non trovo alcuna biografia, ha tradotto veramente di tutto: romanzi rosa, contemporanei americani, saggi storici e filosofici, biografie. Eclettica!

Non so come sia il resto ma in questo caso la traduzione è SPETTACOLARE. Mattioli sa dove mettere le mani, mi dà l'idea di essere stata anche lei una fervida "tifosa della fantascienza" perché hot damn, che roba. La cura lessicale, il ritmo dei dialoghi, l'attenzione al registro originale, la completa assenza di incertezze nel tradurre termini inconsueti rendono splendidamente la prosa di van Vogt e compensano ampiamente un paio di brutti errori grammaticali (uno dei quali potrebbe essere di battitura, ma l'altro è inequivocabile ed è ulteriore prova che i revisori di bozze, ahimè, non erano ritenuti fondamentali manco al tempo) e alcuni tipografici - 6 o 7 per l'intero romanzo. Il linguaggio è moderno a sufficienza per il tempo e il fatto che tutti si diano del voi passa del tutto in cavalleria, non ci si accorge.

Da notare che il curatore della collana, Monicelli, all'ottavo numero non ha ancora trovato un termine italiano soddisfacente per "fan"... e mai ci riuscirà, dato che alla fine abbiamo collettivamente adottato l'inglese.

RECENSIONE (SPOILER!)
La scheda dell'opera afferma che "A. E. Van Vogt è un classico di questo genere di narrativa e diventerà l'autore preferito anche dei tifosi di fantascienza italiani".
Non potrei essere più d'accordo!

Il romanzo è avvincente, ben scritto e pieno di azione tra decisioni difficili, cospirazioni mondiali, situazioni al limite, fughe disperate e chi più ne ha più ne metta. Il mio tentativo di riassumere la trama si fermerà dopo che mi sarà parso di averne dato un'idea, ma sarei cretino se provassi a raccontarne di più: succedono troppe cose e merita di essere letto.

La storia segue il protagonista, Jommy Cross, dall'infanzia all'età adulta, raccontando grosso modo tutto quel che gli succede. 
E gliene succedono di ogni, dato che Jommy è uno Slan, cioè un umanoide "più evoluto". Siamo negli anni '40 e molti fraintendevano il concetto. L'idea che l'evoluzione non fosse casuale (lo so, selezione non casuale di mutazioni casuali, passatemela) ma avesse una direzione e procedesse verso la forma perfetta degli organismi era molto popolare, c'era tutto un contesto sociale di razzismo genetico e via dicendo, e qui dentro si ritrova in diversi momenti espresso da diversi personaggi, alcuni dei quali richiamano i nazisti.

Gli Slan sono esternamente identici a noi ma hanno due cuori, organi diversi, maggiore forza fisica, sono incredibilmente longevi e possono leggere nel pensiero altrui. Sono riconoscibili a vista solo per un piccolo, esilarante particolare: due belle antennone dorate sul cranio! La cosa mi fa scompisciare, andate a guardare le illustrazioni perché sono molto fedeli al modo in cui le descrive il libro, a parte i "fili" :D

Ora, Jommy Cross è una Mary Sue che levati, ma van Vogt lo vende bene al punto che riesce a farlo risultare un credibile eroe superumano dagli stupefacenti poteri fisici e mentali invece di un insopportabile manichino odiosamente infallibile protetto dalla plot armor. La sua storia avvince! Probabilmente è perché ce lo presenta per la prima volta bambino novenne alle prese con mostruosi problemi più grandi di lui, primo fra tutti l'essere rimasto orfano in circostanze orripilanti in un mondo che lo considera letteralmente come i nazisti gli ebrei. 

Il povero bambino vive in un mondo governato da Kier Gray, spietato dittatore razzista anti-Slan che governa con pugno di ferro una popolazione umana ben determinata a fare sì che la Guerra degli Slan, avvenuta 5 secoli prima, non si ripeta mai. L'umanità fu quasi annientata da questi super esseri e da quel momento la loro esistenza è illegale... più o meno, perché lo stesso Gray ha presso di sé una ragazzina Slan il cui ruolo non è mai del tutto chiaro fino alle ultime pagine del libro.
E Gray lo cerca, perché Jommy ha rivelato la sua esistenza in modo inusitato: entrando per caso, durante la fuga dagli assassini di sua madre, in uno stabilimento pieno di... Slan! Ma... senza antenne! Fugge nel panico.

La descrizione del sollievo e della speranza, il successivo orrore alla realizzazione di non essere al sicuro, sono magistralmente descritti da un van Vogt in grande spolvero e lo stesso vale in generale per il modo in cui rende le comunicazioni telepatiche: sono intime, correlate sia allo stato psicologico che fisico del cervello del soggetto con cui si comunica o di cui si leggono i pensieri, funzionano in maniera coerente e comprensibile. È evidente che grande cura è stata posta nel rendere bene al lettore l'idea di come sia avere un cervello in grado di esplorare quello degli altri.

Jommy trova rifugio, se così si può dire, presso una laida vecchiaccia umana, ex attrice, che si fa chiamare La Nonnina e che comprende subito di avere tra le mani uno Slan perché, beh, ha delle grosse antenne dorate in testa. La laida megera minaccia di denunciarlo alla polizia se non ruberà per lei (facile, quando leggi nella mente dei commessi) e farà tutto quel che gli dice. Jommy, ragionevolmente, fa buon viso a cattivo gioco perché deve prendere tempo: sa che se sopravvivere diventerà uno Slan maturo e quindi robusto, longevo e super intelligente.

Lo sa perché ha l'esempio dei suoi genitori, entrambi Slan e scienziati, che hanno sviluppato un'arma con cui gli oppressi potranno rivalersi sugli oppressori umani. Jommy sa dove si trova l'unico esemplare costruito, deve solo attendere di essere nel pieno dei suoi poteri e andare a prenderla, ma nel frattempo deve anche pensare a che farne.

Passano anni.
Jommy ormai è adolescente e sente il peso della solitudine: gli pare di essere l'unico della sua razza. Tra loro si riconoscono a causa delle telepatia e lui, nel suo rubacchiare per la città, non si è mai imbattuto in un suo simile. Nel frattempo non è stato con le mani in mano: ha pianificato e brigato e scavato passaggi sotterranei (fa molto comodo la resistenza degli Slan, più avanti costruirà da solo un'astronave e una base segreta!) verso un hangar sotterraneo da cui ha visto uscire un razzo. Gli umani non hanno razzi! Dovevano essere razzi degli Slan senza antenne!

Da qui parte un'avventura lunga una vita in cui Jommy, cresce, matura, manovra, costruisce basi e razzi e armi, viaggia tra i pianeti in cerca della propria gente (i "veri" Slan, con le antenne e tutto), ipnotizza esseri umani per averli al suo servizio (cosa che trovo molto moralmente discutibile ma, apparentemente, è necessario)... poi la trama si complica con continui colpi di scena e piani disperati che riescono per il rotto della cuffia. Il tono è melodrammatico, forse un po' troppo, ma van Vogt sa quel che fa e riesce a coinvolgere nella superamento degli ostacoli che il nostro incontra sulla sua strada presentandoli come problemi reali a cui trovare risposte razionali - seppur moralmente ambigue - con un po' di inventiva e raziocinio. Si vede che ha pensato bene a tutte le implicazioni delle regole che determinano il suo mondo e l'esecuzione è impeccabile.

Dal punto di vista scientifico e tecnologico il romanzo è un macello, ma non in senso deteriore :D
Vediamo impiegati "proiettori radioelettrici" (bel lessico, brava Mattioli) e cristalli di "vetro atomico" in grado di ipnotizzare la gente e addomesticarla. È pieno di astronavi che usano i disintegratori atomici montati a prua per spostarsi sottoterra come talpe spinte da motori atomici, guidate da un cruscotto pieno di leve e bottoni, circondato da "piatti visivi" (anch'essi ovviamente atomici) con cui si ricevono rapporti di status dei sistemi e si comunica con le onde atomiche. 
FUCK YEAH.
Questa "onnipresenza atomica" parrebbe solo un segno dei tempi, ché quando dici "atomico" è una ficata pazzesca quindi lo infili dovunque tanto nessuno sa cosa può fare e cosa no, se non fosse che a un certo punto costringe il buon Jommy a escogitare nuovi "magnetomotori" non rilevabili dagli Slan senza antenne, quindi non va sprecata! 

La stessa pistola disintegratrice (atomica) sviluppata dal padre di Jommy si basa su principi che vengono sì spiegati, ma che non hanno assolutamente niente a che fare con alcunché di realistico. Non è che van Vogt abbia frainteso la fisica, è più come se ne avesse sentito parlare in termini generali e provasse a descriverla riempiendo i buchi con la fantasia. Niente di male in ciò, ma se siete alla ricerca di plausibilità scientifica degli anni '40 questo non è il romanzo giusto e non fa finta di esserlo: è una space opera con poco space e tanta opera :)

In definitiva raccomando caldamente la lettura: Il Segreto degli Slan è un romanzo avvincente, pieno di ritmo, più sociologico che tecnologico, con un protagonista convincente e una descrizione della telepatia tra le migliori che abbia mai letto.

Caesar da in assoluto il meglio di se quando raffigura tecnologie futuristiche: SEMPRE realistico, SEMPRE attento al dettaglio. Doveva piacergli molto.

Quarta di copertina

Dorso

I film fanno vendere i romanzi!

Solita firma incomprensibile, data sul frontespizio

Scheda dell'opera

Si comincia!

Povero Jommy, che traumi terrificanti

La laida Nonnina e le buffe antenne di Jommy

Invisibili ai normali esseri umani, razzi partono dal centro città

Jommy cerca di rubarne uno

La pubblicità è l'anima del commercio e quello sembra tanto un pene sputafuoco

Prosa come il miele, bravo van Vogt e brava Mattioli

Tutti bestemmiano fragorosamente, sempre

LE ANTENNEEEEEH :D

Jommy su Marte


Prossimo a scoprire il segreto degli Slan

Che caspita sarebbe quella roba in figura? Gotta love the fifties :D

Razzetti! La Scienza Atomica!

L'angolo della sfinge

Piano dell'opera

Mondadori al tempo pubblicava un sacco di fumetti