12 marzo 2023

Urania n. 8 - Il segreto degli Slan di Alfred Elton van Vogt


CARATTERISTICHE EDITORIALI E FISICHE
Il volume ha i bordi della copertina leggermente rovinati, così come il filo parallelo al dorso, ma è altrimenti impeccabile e si fa leggere senza difficoltà. È un altro di quelli solidi al punto che avrei potuto leggerlo tenendolo con una mano sola. Presenta sul frontespizio la solita firma incomprensibile con mese e anno di uscita.

La bellissima copertina è, come sempre, di Curt Caesar, le illustrazioni interne del misterioso BELT (che ha illustrato anche alcuni dei numeri che recensirò in futuro) riguardo al quale non sono riuscito a trovare un accidenti di niente: non so quale sia il vero nome, cos'altro abbia fatto al di fuori di Urania ecc., ma è molto bravo/a!

Slan, che è il titolo originale, viene pubblicato per la prima volta (a puntate) su Astounding Science Fiction tra il settembre e il dicembre 1940, con la prima edizione in hardcover nel 1946. 
Questa, del 20 Gennaio 1953, è la prima edizione italiana ed è tradotta da Augusta Mattioli. Una ricerchina OPAC mi rivela che la signora, di cui non trovo alcuna biografia, ha tradotto veramente di tutto: romanzi rosa, contemporanei americani, saggi storici e filosofici, biografie. Eclettica!

Non so come sia il resto ma in questo caso la traduzione è SPETTACOLARE. Mattioli sa dove mettere le mani, mi dà l'idea di essere stata anche lei una fervida "tifosa della fantascienza" perché hot damn, che roba. La cura lessicale, il ritmo dei dialoghi, l'attenzione al registro originale, la completa assenza di incertezze nel tradurre termini inconsueti rendono splendidamente la prosa di van Vogt e compensano ampiamente un paio di brutti errori grammaticali (uno dei quali potrebbe essere di battitura, ma l'altro è inequivocabile ed è ulteriore prova che i revisori di bozze, ahimè, non erano ritenuti fondamentali manco al tempo) e alcuni tipografici - 6 o 7 per l'intero romanzo. Il linguaggio è moderno a sufficienza per il tempo e il fatto che tutti si diano del voi passa del tutto in cavalleria, non ci si accorge.

Da notare che il curatore della collana, Monicelli, all'ottavo numero non ha ancora trovato un termine italiano soddisfacente per "fan"... e mai ci riuscirà, dato che alla fine abbiamo collettivamente adottato l'inglese.

RECENSIONE (SPOILER!)
La scheda dell'opera afferma che "A. E. Van Vogt è un classico di questo genere di narrativa e diventerà l'autore preferito anche dei tifosi di fantascienza italiani".
Non potrei essere più d'accordo!

Il romanzo è avvincente, ben scritto e pieno di azione tra decisioni difficili, cospirazioni mondiali, situazioni al limite, fughe disperate e chi più ne ha più ne metta. Il mio tentativo di riassumere la trama si fermerà dopo che mi sarà parso di averne dato un'idea, ma sarei cretino se provassi a raccontarne di più: succedono troppe cose e merita di essere letto.

La storia segue il protagonista, Jommy Cross, dall'infanzia all'età adulta, raccontando grosso modo tutto quel che gli succede. 
E gliene succedono di ogni, dato che Jommy è uno Slan, cioè un umanoide "più evoluto". Siamo negli anni '40 e molti fraintendevano il concetto. L'idea che l'evoluzione non fosse casuale (lo so, selezione non casuale di mutazioni casuali, passatemela) ma avesse una direzione e procedesse verso la forma perfetta degli organismi era molto popolare, c'era tutto un contesto sociale di razzismo genetico e via dicendo, e qui dentro si ritrova in diversi momenti espresso da diversi personaggi, alcuni dei quali richiamano i nazisti.

Gli Slan sono esternamente identici a noi ma hanno due cuori, organi diversi, maggiore forza fisica, sono incredibilmente longevi e possono leggere nel pensiero altrui. Sono riconoscibili a vista solo per un piccolo, esilarante particolare: due belle antennone dorate sul cranio! La cosa mi fa scompisciare, andate a guardare le illustrazioni perché sono molto fedeli al modo in cui le descrive il libro, a parte i "fili" :D

Ora, Jommy Cross è una Mary Sue che levati, ma van Vogt lo vende bene al punto che riesce a farlo risultare un credibile eroe superumano dagli stupefacenti poteri fisici e mentali invece di un insopportabile manichino odiosamente infallibile protetto dalla plot armor. La sua storia avvince! Probabilmente è perché ce lo presenta per la prima volta bambino novenne alle prese con mostruosi problemi più grandi di lui, primo fra tutti l'essere rimasto orfano in circostanze orripilanti in un mondo che lo considera letteralmente come i nazisti gli ebrei. 

Il povero bambino vive in un mondo governato da Kier Gray, spietato dittatore razzista anti-Slan che governa con pugno di ferro una popolazione umana ben determinata a fare sì che la Guerra degli Slan, avvenuta 5 secoli prima, non si ripeta mai. L'umanità fu quasi annientata da questi super esseri e da quel momento la loro esistenza è illegale... più o meno, perché lo stesso Gray ha presso di sé una ragazzina Slan il cui ruolo non è mai del tutto chiaro fino alle ultime pagine del libro.
E Gray lo cerca, perché Jommy ha rivelato la sua esistenza in modo inusitato: entrando per caso, durante la fuga dagli assassini di sua madre, in uno stabilimento pieno di... Slan! Ma... senza antenne! Fugge nel panico.

La descrizione del sollievo e della speranza, il successivo orrore alla realizzazione di non essere al sicuro, sono magistralmente descritti da un van Vogt in grande spolvero e lo stesso vale in generale per il modo in cui rende le comunicazioni telepatiche: sono intime, correlate sia allo stato psicologico che fisico del cervello del soggetto con cui si comunica o di cui si leggono i pensieri, funzionano in maniera coerente e comprensibile. È evidente che grande cura è stata posta nel rendere bene al lettore l'idea di come sia avere un cervello in grado di esplorare quello degli altri.

Jommy trova rifugio, se così si può dire, presso una laida vecchiaccia umana, ex attrice, che si fa chiamare La Nonnina e che comprende subito di avere tra le mani uno Slan perché, beh, ha delle grosse antenne dorate in testa. La laida megera minaccia di denunciarlo alla polizia se non ruberà per lei (facile, quando leggi nella mente dei commessi) e farà tutto quel che gli dice. Jommy, ragionevolmente, fa buon viso a cattivo gioco perché deve prendere tempo: sa che se sopravvivere diventerà uno Slan maturo e quindi robusto, longevo e super intelligente.

Lo sa perché ha l'esempio dei suoi genitori, entrambi Slan e scienziati, che hanno sviluppato un'arma con cui gli oppressi potranno rivalersi sugli oppressori umani. Jommy sa dove si trova l'unico esemplare costruito, deve solo attendere di essere nel pieno dei suoi poteri e andare a prenderla, ma nel frattempo deve anche pensare a che farne.

Passano anni.
Jommy ormai è adolescente e sente il peso della solitudine: gli pare di essere l'unico della sua razza. Tra loro si riconoscono a causa delle telepatia e lui, nel suo rubacchiare per la città, non si è mai imbattuto in un suo simile. Nel frattempo non è stato con le mani in mano: ha pianificato e brigato e scavato passaggi sotterranei (fa molto comodo la resistenza degli Slan, più avanti costruirà da solo un'astronave e una base segreta!) verso un hangar sotterraneo da cui ha visto uscire un razzo. Gli umani non hanno razzi! Dovevano essere razzi degli Slan senza antenne!

Da qui parte un'avventura lunga una vita in cui Jommy, cresce, matura, manovra, costruisce basi e razzi e armi, viaggia tra i pianeti in cerca della propria gente (i "veri" Slan, con le antenne e tutto), ipnotizza esseri umani per averli al suo servizio (cosa che trovo molto moralmente discutibile ma, apparentemente, è necessario)... poi la trama si complica con continui colpi di scena e piani disperati che riescono per il rotto della cuffia. Il tono è melodrammatico, forse un po' troppo, ma van Vogt sa quel che fa e riesce a coinvolgere nella superamento degli ostacoli che il nostro incontra sulla sua strada presentandoli come problemi reali a cui trovare risposte razionali - seppur moralmente ambigue - con un po' di inventiva e raziocinio. Si vede che ha pensato bene a tutte le implicazioni delle regole che determinano il suo mondo e l'esecuzione è impeccabile.

Dal punto di vista scientifico e tecnologico il romanzo è un macello, ma non in senso deteriore :D
Vediamo impiegati "proiettori radioelettrici" (bel lessico, brava Mattioli) e cristalli di "vetro atomico" in grado di ipnotizzare la gente e addomesticarla. È pieno di astronavi che usano i disintegratori atomici montati a prua per spostarsi sottoterra come talpe spinte da motori atomici, guidate da un cruscotto pieno di leve e bottoni, circondato da "piatti visivi" (anch'essi ovviamente atomici) con cui si ricevono rapporti di status dei sistemi e si comunica con le onde atomiche. 
FUCK YEAH.
Questa "onnipresenza atomica" parrebbe solo un segno dei tempi, ché quando dici "atomico" è una ficata pazzesca quindi lo infili dovunque tanto nessuno sa cosa può fare e cosa no, se non fosse che a un certo punto costringe il buon Jommy a escogitare nuovi "magnetomotori" non rilevabili dagli Slan senza antenne, quindi non va sprecata! 

La stessa pistola disintegratrice (atomica) sviluppata dal padre di Jommy si basa su principi che vengono sì spiegati, ma che non hanno assolutamente niente a che fare con alcunché di realistico. Non è che van Vogt abbia frainteso la fisica, è più come se ne avesse sentito parlare in termini generali e provasse a descriverla riempiendo i buchi con la fantasia. Niente di male in ciò, ma se siete alla ricerca di plausibilità scientifica degli anni '40 questo non è il romanzo giusto e non fa finta di esserlo: è una space opera con poco space e tanta opera :)

In definitiva raccomando caldamente la lettura: Il Segreto degli Slan è un romanzo avvincente, pieno di ritmo, più sociologico che tecnologico, con un protagonista convincente e una descrizione della telepatia tra le migliori che abbia mai letto.

Caesar da in assoluto il meglio di se quando raffigura tecnologie futuristiche: SEMPRE realistico, SEMPRE attento al dettaglio. Doveva piacergli molto.

Quarta di copertina

Dorso

I film fanno vendere i romanzi!

Solita firma incomprensibile, data sul frontespizio

Scheda dell'opera

Si comincia!

Povero Jommy, che traumi terrificanti

La laida Nonnina e le buffe antenne di Jommy

Invisibili ai normali esseri umani, razzi partono dal centro città

Jommy cerca di rubarne uno

La pubblicità è l'anima del commercio e quello sembra tanto un pene sputafuoco

Prosa come il miele, bravo van Vogt e brava Mattioli

Tutti bestemmiano fragorosamente, sempre

LE ANTENNEEEEEH :D

Jommy su Marte


Prossimo a scoprire il segreto degli Slan

Che caspita sarebbe quella roba in figura? Gotta love the fifties :D

Razzetti! La Scienza Atomica!

L'angolo della sfinge

Piano dell'opera

Mondadori al tempo pubblicava un sacco di fumetti

27 febbraio 2023

Urania n. 7 - Schiavi degli invisibili di Eric Frank Russel


CARATTERISTICHE EDITORIALI E FISICHE

Il libro è in forma discreta, molto pulito, ma le pagine interne sono forse un po' troppo brunite. Dorso perfetto, solido e coeso copertina impeccabile nonostante la piega da lettura lungo la costina. Presenta sul frontespizio la solita firma incomprensibile e la data "Gennaio 1953".

Schiavi degli Invisibili, in originale Sinister Barrier, viene dapprima pubblicato a puntate sulla rivista Unknown e vede la stampa in volume nel 1943. 

La "sinistra barriera" del titolo è quella del limite della visione umana nello spettro elettromagnetico, che nasconde l'idea geniale su cui si basa l'intera narrazione, ma non posso condannare la scelta traduttiva dell'editore italiano: è calzante, interessante e forse anche migliore dell'originale, che è criptico e non particolarmente eccitante per una copertina da edicola.

La traduzione è di Patrizio Dalloro, pseudonimo che Maria Teresa "Mutti" Maglione condivideva col compagno Giorgio Monicelli. In questo caso è proprio lei, ho verificato, ed è BRAVISSIMA. Non è solo una traduttrice di vaglia, ma anche un'autrice vera e propria - il numero 11 di Urania Rivista contiene infatti la prima puntata del romanzo I figli delle stelle di Elizabeth Stern, che altro non è che un suo ulteriore pseudonimo. 
Compagna, come detto, di Giorgio Monicelli, che fu fondatore di Urania nonché ideatore del termine "fantascienza" (per quel che ne so, attestato in stampa la prima volta proprio nella scheda dell'opera del numero 1 de "I Romanzi di Urania", Le Sabbie di Marte di Clarke) e fratellastro maggiore del più famoso Mario, fu una splendida traduttrice dal francese e dall'inglese e le sue capacità qui sono del tutto evidenti. 
La traduzione è agile, la prosa elegante e immediata, niente suona fuori posto e nemmeno gli errori editoriali (errori di battitura, qualche ausiliario mancante... ho contato una dozzina di refusi del genere, che è nella media Urania) riescono a detrarre alcunché da un lavoro eccellente che aiuta la bella prosa di Russel a fare degnamente il suo lavoro. 

Oltre al romanzo illustrato, il numero comprende una rubrica scientifica e un varietà enigmistico. La rubrica si occupa di notizie scientifiche di cui non si è saputo più nulla (come ad esempio esperimenti che parrebbero aver determinato che le piante hanno un sistema nervoso come gli animali), della plausibilità di Atlantide e Lemuria e delle possibilità di vita su Giove, tutto scientificamente corretto secondo le conoscenze del tempo ma anche tutto molto possibilista: d'altronde Monicelli non aveva ben chiari i confini tra scienza e pseudoscienza, come dimostra in tutti i suoi scritti a riguardo.

RECENSIONE (SPOILER!)

A un certo punto, nel remotissimo futuro del 2015, cominciano a morire scienziati. Un sacco di scienziati. Tutte morti accidentali o per cause naturali, alcuni sono anche impazziti - compresi due scienziati finanziati dall'agenzia di Bill Graham, agente speciale, che decide di iniziare un'inchiesta perché qualcosa gli puzza.
Questo da il via a un'indagine serrata in cui le persone che potrebbero saperne qualcosa muoiono con terrificante tempismo poco prima di essere interrogate. Cosa sarà mai a causare questa strage? La risposta è effettivamente sconvolgente e geniale: salta fuori che la spiegazione di gran parte dei fenomeni "fortiani" è che, invisibile agli esseri umani, una razza di esseri sferici col diametro di un metro, azzurrini e fluttuanti chiamati Vitoni ci alleva, ci rapisce per studiarci e sperimenta su di noi, sterminando sistematicamente tutti coloro che, per un motivo o per l'altro, si accorgano della cosa e rischino di spifferare.

Telecinesi, levitazione, poteri psichici di varia natura sono il risultato di questi esperimenti, le sparizioni individuali o di massa sono dovute ai rapimenti. Anche fenomeni come fulmini globulari o fuochi di Sant'Elmo sono attribuiti a loro, così come banalità tipo i brividi lungo la schiena (è un Vitone che si nutre delle vostre emozioni) e mille altre cose. Russel se l'è studiata bene! Ha escogitato una spiegazione unica e coerente per tutti i fenomeni "sovrannaturali" e non vede l'ora di spargere per il romanzo queste chicche, a volte sorprendenti e inaspettate. ADORO. Miglior uso narrativo delle strampalate idee di Fort che io abbia mai visto.

Lo stato di cose appena descritto è dovuto al fatto che i Vitoni si nutrono della nostra energia nervosa, quindi per loro siamo mero bestiame. Ci hanno persino smanettato il DNA curiosi di sapere se potevano impiantarci alcune delle loro caratteristiche con lo stesso spirito in cui noi, a sentire uno degli scienziati, non possiamo fare a meno di insegnare a un pappagallo a "bestemmiare" (cit.) o a una scimmia a fumare e montare in bicicletta (brrrr, gli anni '30). 

Solo nel 2015 della finzione siamo a un livello tecnologico sufficiente a fotografarli, provare la loro esistenza e persino rendere la popolazione generale in grado di vederli con un particolare composto chimico da applicare sugli occhi... quindi si sono un filino indisposti nei nostri confronti come lo saremmo noi se le mandrie del mondo capissero cosa sta accadendo e decidessero che non gli conviene.

Peggio ancora, sono i Vitoni a incitare la violenza su larga scala, eccitando le menti dei loro schiavi per indurli a generare maggiore energia. Russel qui implica chiaramente che senza i Vitoni l'umanità non conoscerebbe la guerra, i conflitti sociali, le rivolte e ogni altra manifestazione di discordia, che è un bel pensiero... anche se secondo me ci dipinge in una luce un po' troppo ottimista e assolutoria.

Chi siano e perché siano qui, questi Vitoni, non si sa, nemmeno da quanto di preciso. C'è chi pensa siano invasori arrivati di recente, chi in un lontanissimo passato, chi ritiene che si tratti di esseri terrestri quanto noi e chi pensa che siamo noi gli alieni, importati sulla Terra dalla vera specie dominante. Le cose note oltre al loro aspetto sono che:

  • possono leggerci nel pensiero a breve distanza, motivo per cui sanno chi uccidere;
  • sanno influenzare le nostre emozioni per indurci in "appetitosi" stati di alta attività neurale;
  • nutrendosi della nostra energia possono causare infarti fatali (come hanno fatto per diversi scienziati);
  • non sono onnipotenti. Pur essendo composti di pura energia "vitale" ("Vitoni", appunto) sono esseri individualmente definiti e, come noi, se vogliono intervenire in un luogo devono prima andarci.
Con questa scoperta clamorosa, a cui si arriva con un colpo di scena ben costruito dopo una sessantina di pagine di suspance, Russel apre una sarabanda d'azione veloce e intensa in cui viene coinvolto il governo americano, ora determinato a comprendere e distruggere i padroni della Terra e (ovviamente) a guidare lo sforzo mondiale in tal senso.

Il romanzo si legge come un filmone catastrofico d'invasione, in cui scoperta si sussegue a scoperta, colpo a contraccolpo e la lotta per la supremazia sulla Terra è serrata. I personaggi, protagonista compreso, sono in genere molto monodimensionali e il loro unico compito è portare avanti una narrativa travolgente, coinvolgente, convincente e tanti altri "ente".

Voglio fare un esempio menzionando una delle primissime cose che accade dopo che il mondo è stato informato del pericolo. 

I Vitoni si rendono conto di cosa sta accadendo e passano al contrattacco. Russel (va detto, con una buona dose di becero orientalismo) descrive come i cittadini del Blocco Asiatico, a chiara egemonia giapponese, si lascino facilmente plagiare e conquistare da un'altra "razza" (di nuovo!) a causa delle loro "mentalità, usanze, religione e tradizioni" che ne fa "figli del Sol Levante"... il che avrebbe convinto le loro menti semplici che i Vitoni sono gli spiriti degli antenati perché simili al Sole (eh? Sono azzurri!). Uno potrebbe pensare che tali concezioni, compreso l'uso spregiudicato di kamikaze da parte del Blocco Asiatico, possano derivare dalle esperienza della seconda Guerra Mondiale, ma il romanzo è del '39. Pare proprio che idee del genere fossero già diffuse al tempo nella società americana. 
Il punto però è che la guerra totale (in cui si teme l'uso delle atomiche da parte di uno dei blocchi, che nel 1939 è notevole) è una delle primissime cose che accade, e da lì è tutta escalation.
Chapeau.

Ai miei occhi questo è sì, un romanzo d'azione, ma non esito a classificarlo come hard science fiction: Russel, da scrittore di gran classe, ci tiene a che tutto quel che racconta sia scientificamente plausibile e abbia una spiegazione che non solo ricada nell'alveo del possibile, ma contribuisca anche al ritmo e alla suspance della storia. 
Il mondo è futuristico quanto basta e in modo relativamente tipico per l'epoca. Le auto sono tutte "autogiro", cioè sono anche in grado di volare come elicotteri, ma le comunicazioni intercontinentali non sono possibili (nessuno aveva ancora immaginato i satelliti) e avvengono tramite radio a corto raggio o portando fisicamente i nastri presso le stazioni più lontane in modo che possano essere trasmessi oltre.

In conclusione mi è piaciuto molto, questo Schiavi degli Invisibili, confermando il mio amore per Russel che ritengo un signor scrittore capace di creare romanzi dalle premesse complesse e folli ma convincenti, serrati e accurati, senza fili di trama lasciati a penzolare, con personaggi un po' piatti che però le idee "grosse" e il ritmo fantastico compensano più che abbondantemente.


La splendida copertina di Caesar trasmette un'angoscia inenarrabile


Dorso

Quarta di copertina con Topolino, approdato alla Mondadori nel 1937 in formato giornale, passato a libretto nel 1949

Pubblicità di Grazia in seconda di copertina

Firma incomprensibile, mese e anno

Scheda dell'opera

Insolito trovare una Premessa dell'autore: bello vedere da dove gli sia arrivata l'idea

Si comincia!

Gli "autogiro"

I malesi e lo stato di amok. Il concetto è del 1849 e, al momento in cui scrive Russel, è una curiosità antropologica, ma al giorno d'oggi è ritenuta una sindrome culturale

I bombardamenti del blocco Asiatico

Illustrazioni interne di Carlo Jacono come al solito

"Televisione, radio, telegrafo, corrieri stratosferici": le comunicazioni nel 2015

Le sfere sono Vitoni!

Il povero Wohl, coprotagonista, ne passa di ogni colore

Pubblicità

Un Vitone che si nutre

Dagli al Vitone col raggio!

Pubblicità per Urania Rivista

Repetita juvant...

L'angolo enigmistico

Quarta di copertina