17 settembre 2026

Urania n. 20 - Paria dei cieli di Isaac Asimov

CARATTERISTICHE EDITORIALI E FISICHE

Purtroppo il volume si presenta molto sporco, con una fastidiosa macchiettatura che, ahimé, si estende anche agli spigoli aperti. Presenta una lieve piegatura da lettura in copertina che corre per metà costina con uno strappetto vicino a un angolo. Le pagine interne sono solo leggermente brunite dal tempo. Per il resto è solido, elastico eccetera eccetera come tutti i numeri finora recensiti che siano appartenuti al misterioso firmatario dei frontespizi. Sono assolutamente sorpreso dalla robustezza di questi primi 20 fascicoli, sono in migliori condizioni strutturali di quelli che compravo in edicola negli anni '80. Questo è un LEM 3.5 a dire tanto, ma dopo due anni a cercare una versione migliore ho rinunciato: tanto lo devo leggere, non mi serve che sia bellissimo! (scusate, veri collezionisti).

Del romanzo dovrebbe superfluo dire qualcosa, dato che è un filino famoso, ma lo dico lo stesso perché magari non tutti i miei cari lettori sono edotti a riguardo.
 
Pebble in the Sky fu scritto per (e su richiesta di) Startling Stories nell'estate del 1947. Era intitolato, in origine, Grow Old with Me (Invecchia/te con me). Si tratta di una citazione della poesia Rabbi ben Ezra di Robert Browning, che inizia con le parole
Grow old along with me!
The best is yet to be... 
Verso che sarà poi incluso anche nel romanzo definitivo.  
Il curatore di Startling però rifiutò le 40.000 parole di Asimov perché poco avventurose. Nel 1949 le rifiutò pure John W. Campbell ma, nello stesso anno, Doubleday accettò la storia su suggerimento di Frederik Pohl, purché Asimov la espandesse a 70.000 parole e cambiasse il titolo per suonare più fantascientifico. Esce come romanzo a Gennaio del 1950 ed è il primo di Asimov in assoluto.
 
Copertina veramente "meh". Razzo di Caesar, sempre bellerrimo per plausibilità tecnologica, ma smontano tutto le montagne così, senza apparente motivo (il motivo c'è, ma si deve aver letto il romanzo per sapere che si tratta dell'Himalaya e quello è probabilmente l'Everest), e un hotel degli anni '70 che è senz'altro avveniristico nel 1953 ma del tutto non spettacolare. Non che il romanzo sia pieno d'azione, intrigo ed eccitazione, ma diamine. Bei colori però! E alla fine, è in tema col romanzo, cosa decisamente non scontata quando agli illustratori viene descritto un libro in due frasi.

Vi metto quella della prima edizione originale per confronto, che mi pare molto più appropriata ed evocativa. 

 PEBBLE IN THE SKY. de Asimov, Isaac | Bookfever, IOBA (Volk & Iiams)

Torna all'impresa traduttiva quel Sem Schlumper che ha già lavorato al numero 10, Anno 2650 di Alfred Elton van Vogt. Finora è stato un uomo del mistero, come l'illustratore BELT, ma dall'ultima volta ho fatto ulteriori ricerche e ho scovato una pista MOOOOOOLTO interessante.

Perdonatemi la piccola digressione: ci ho sprecato del tempo e ora vi infliggo i miei risultati. 

Nella Gazzetta Ufficiale del Regno d’Italia, n. 293 del 19 dicembre 1939 l'allora Ministero delle Corporazioni pubblica un "Elenco delle aziende industriali e commerciali appartenenti a cittadini italiani di razza ebraica della provincia di Milano" (perché, giova ricordarlo, il fascismo è una merda) e alla voce 183 si legge:


Questo vuol dire che nel 1939 esisteva a Milano un cittadino con quel nome, titolare di una ditta individuale di commercio all'ingrosso di pelli, figlio del defunto Massimo Schlumper. Se ho ragione e lo identifico correttamente, il nome del nostro non sarebbe straniero come si è portati a credere. Non ho però elementi per dire se si tratta proprio della stessa persona.

A parte questo, la sua impronta personale è diafana: niente date o avvenimenti che lo riguardino, niente necrologio, niente articoli di giornale, interviste, un cazzo. Ma quella professionale è ENORME. Una ricerca OPAC restituisce un traduttore prolifico, 177 volumi tra cui moltissimi gialli per Longanesi e Mondadori.

Di recente, per cercare di capire chi diavolo fosse, ho scoperto che è elencato tra i lettori editoriali di Mondadori (ergo coloro a cui la casa editrice chiedeva pareri sui romanzi da pubblicare) almeno fin dal 1956 (per il romanzo The Man with Only One Head di Lewis Arnold) nonché citato proprio in quel ruolo in questo saggio della Fondazione Mondadori su Tedeschi, a cui tanto deve il poliziesco in Italia, e in questa tesi di laurea su Roberta Rambelli.

Come traduttore lo si trova invece nel bollettino editoriale fin dal 1952 e, dato quanto era bravo, non stupisce che poi sia passato a occuparsi anche dei Gialli Mondadori, collana già longeva e di successo.

 

L'immagine che ho in testa è quella di un giovane italiano ebreo che si è probabilmente visto espropriare l'azienda dai fascisti e ha dovuto fuggire all'estero per poi tornare dopo la guerra e reinventarsi traduttore. C'è anche una "vedova Schlumper" nel registro delle confische dei beni ebraici da parte dei fascisti nel 1944, ma non riesco a trovare collegamenti certi con Sem anche se, chissà, potrebbe essere la madre rimasta in Italia.

Sappiate comunque che il vostro buon Phat ha fatto richiesta di accesso ai pareri editoriali del tempo presso la Fondazione Mondadori e vedremo come risponderanno. Magari c'è qualche annotazione... e io sono un curioso testardo.

Torniamo alla traduzione! 

La gente è "queta" e "tetragona", gli aerei a reazione sono "reattori" (metonimia portami via), esistono concezioni "galassiche" (una grafia molto insolita di "galattiche" che si incontra di quando in quando in astronomia), è un guaio se "altri lo scopre", si può "vellicare" qualcuno con una piuma, si condividono convinzioni "da lunga pezza" e mille altri termini e fraseologie tanto desueti quanto incantevoli! 

C'è qualche perdonabile ingenuità, legata a tutti quei pazzi neologismi di cui è piena la fantascienza: in un'epoca in cui è tutto nuovo, i traduttori possono smarrirsi persino su cose minime. Nel libro si parla infatti di una "teoria del Merger" che, tradotta così, suggerisce "teoria elaborata da qualcuno di nome Merger"  ma in realtà è "merger theory" (teoria dell'assorbimento o fusione). L'equivoco mi pare chiaro in quanto Schlumper, poche righe sotto, traduce una frase che probabilmente era "the merger (theory) considers possible" con "il Merger ritiene possibile", come se si riferisse all'autore della teoria.

Concludo segnalando le due bellissime cartoline pubblicitarie di cui vedete le foto qui sotto. Quella gialla era allegata a questo numero, quella bianca non ho la più vaga idea: ricordo che è caduta mentre riorganizzavo la libreria e non so più da che numero sia uscita, quindi le ho messe insieme e insieme ve le beccate. Filologicamente un po' rosico, ma oh, le distrazioni capitano! Quella gialla con Enea adulto ha anche del testo sul retro ed è opera di Matteo Bottoli: riproduce il manifesto ENEA/SINAL del 1952. L'altra boh.




Personalmente trovo la grafica deliziosa su entrambe, anche se il piccolo Enea è un po' troppo lezioso, alla moda delle rappresentazioni dei bambini tipiche della pubblicità di quel periodo - in prevalenza rivolta alle donne, quindi stereotipicamente molto "cute". L'Enea adulto, rivolto invece agli uomini adulti, mi piace di più per colori e ideazione grafica, che trovo freschissima.
Sono curiosissimo di sapere cos'è "l'apparecchio contenitivo" di cui parla il testo sul retro, dato che la pancera è una cosa distinta. È quel tipo di enunciazione del tutto chiara, presumo, alle persone del tempo, ma che risulta incomprensibile a chi fa parte di un contesto culturale in cui non si usano più aggeggi del genere.
 

RECENSIONE (SPOILER!)

Eccomi qui davanti alla prima edizione italiana di Paria dei cieli di Isaàk Jùdovič Azìmov.

Per me è una rilettura, ma dato che sono trascorsi oltre 30 anni dall'ultima volta non ricordavo quasi niente. 

Asimov è stato uno dei primi autori che mi ha catturato quando ho iniziato il mio viaggio nella fantascienza, insieme a Verne, Wells, Clarke, Bradbury, Clement. Questo signore qui, di cui ho pianto l'inaspettata morte a 13 anni, nel 1992, ha tirato la mia mente di preadolescente lungo le tangenti del cosmo infinito. La scala di tutto, i concetti grossi, il vasto intrico, l'intelligenza come vantaggio e la scienza come valore mi hanno instillato l'idea che, anche se non siamo niente di speciale, rimaniamo una parte di universo consapevole di sé con il cervello per fare grandi cose. Mi ha ispirato fiducia nel futuro, nella possibilità di essere migliori e poter guidare la specie a più alte e nobili imprese. Da sociologo, la Psicostoria è una delle mie invenzioni letterarie preferite nell'intera letteratura mondiale.

Oggi so che era un palpatore seriale. Il maschilismo traspare anche nei romanzi, ma non mi pareva nulla di strano, da ragazzino. Al tempo era tutto così e ci sono cresciuto in mezzo, non avevo ancora compreso e messo in discussione la mia visione del mondo a riguardo. Gli ero grato di avermi scatenato la fantasia e lo sono ancora, ma non ha senso nascondere la sporcizia sotto il tappeto.

Ora però parliamo di letteratura!

Lo dico subito: come romanzo d'esordio è meh. Non fantastico. Serviceable, come dicono gli inglesi, ma che vi devo dire... nonostante ami gli altri lavori dell'autore, non sono un fanboy acritico. 

Partiamo dal principio. Il romanzo si apre con Joseph Schwartz, sarto in pensione che vive nella Chicago del 1949. Se ne sta trotterellando felice per la sua passeggiatina, ignaro che a poca distanza dei fisici nucleari stanno smanettando pericolosamente in laboratorio con dell'uranio impuro, quando all'improvviso solleva un piede, lo posa e non è più sulla Terra.

O meglio, il pianeta è lo stesso, ma l'epoca no. Il povero, smarrito Schwartz, non sa dove si trova o come ci è finito: era in città, ora è in aperta campagna ed è pure cambiata l'ora del giorno. Ben presto, bussando alla porta della prima fattoria che incontra, scopre che non capisce la lingua locale. Immaginate lo shock.

La coppia di sposi che gli apre e lo prende in casa pensa che sia gravemente ritardato (per usare il brutto termine antiquato, ma voglio rendere l'idea di quanto pensano che sia profondo il suo handicap mentale) e non sa che fare di lui, considerando anche il fatto che appare avanti con l'età e lì, sulla Terra del futuro, si viene giustiziati dallo Stato a 60 anni.

Sì, perché le risorse sono pochine: la Terra è una poco popolata palla di fango radioattiva, i cui abitanti sono trattati con un razzismo sconcertante dal resto dei mondi dell'Impero Galattico sia per i loro usi barbari come l'eutanasia forzata che per il loro carattere ribelle, orgoglioso e bellicoso. 

Ho nominato l'Impero e vale la pena soffermarsi un attimo su questo argomento. L'intero ciclo della Fondazione si svolge infatti nello stesso identico universo di questo primo romanzo, anche se Foundation ha luogo oltre 10.000 anni più tardi! Siamo davanti al libro che ha stabilito il canone per l'universo narrativo asimoviano ed è il romanzo d'esordio. Le premesse gettate qui, a parte quelche retcon, rimarranno alla base di tutta la sua successiva produzione. Niente male in termini di coerenza!

Comunque: la brava gente che gli da aiuto, dato che sembra irrecuperabilmente ottuso e che già nascondono un parente anziano, decide che la cosa migliore da fare è affidarlo a un medico, il dotto Shekt, che cerca volontari per sperimentare il suo Sinottificatore, un apparato capace di conferire enorme intelligenza ai soggetti che non uccide.

Da questa premessa parte una complessa, intricata vicenda politica che vede scontrarsi fanatici religiosi ultranazionalisti (i quali credono che la Terra sia il punto di origine dell'umanità intera, conoscenza che nel futuro è stata smarrita. Esistono varie teorie concorrenti per spiegare l'origine della specie), il governo "terricolo" e la struttura istituazionale imperiale che tiene a bada questo pianeta pieno di belve subumane.

Fin qui, vabbè. Il problema è che la caratterizzazione dei personaggi è goffa, didascalica, per nulla coinvolgente. L'intreccio è decente, ma un po' troppo "by the book" e non rivela sorprese particolari, limitandosi a essere abbastanza prevedibile e un po' noioso. Nella vicenda si infilano innumerevoli altri personaggi, come il Segretario della Terra, Pola Shekt, la figlia dello scienziato, e Arvardarn, archeologo siriano sulla Terra per cercare di capire se è vero che l'umanità ha avuto origine lì, ma niente tiene incollati alla pagina. La noia è sempre in agguato, ma viene sempre evitata per un pelo e la trama si muove in avanti un po' sgraziata ma con efficacia.

C'è però un particolare scientifico molto importante che mi ha deluso. Essendo Asimov, avevo delle aspettative. Eppure il Sinottificatore, la macchina che migliorerebbe le capacità cerebrali degli individui, lo farebbe mettendo in comunicazione i neuroni... che a quanto pare non sono collegati tra loro da sinapsi, la cui esistenza però era nota fin dai primi del '900. Dato che la macchina è alla base della trama, la cosa mi fa rosicare assai... è una forma di "handwavium" e andrebbe usato con più credibilità e arguzia di così.

Insomma, pare brutto parlare di Asimov a questo modo, ma decisamente non il suo miglior lavoro. Ho letto romanzi d'esordio molto migliori! Consiglio la lettura se volete leggere proprio tutto, come ho fatto io peraltro, ma se gli altri lavori raggiungono picchi di eccellenza questa è una collinetta brulla e un po' triste che domina però un panorama maestoso come quello di Fondazione e Robot.

Il numero chiude con l'ultima puntata di un romanzo di Rex Stout con Nero wolfe (che, ripeto per chi si fosse sintonizzato solo ora, non recensirò, dato che è un giallo), la rubrica Curiosità Scientifiche e l'angolo enigmistico che continuerò a fotografare per intero finché qualcuno di voi non risolverà tutti i rebus e gli schemi!
 

Copertina anonimissima!

Costina ben messa, un po' ruvida.

Rumianca sempre, comunque, dovunque.

A furia di vedere pubblicità dei gialli finirò per leggere tutto Rex Stout.

I numeri appartenuti a questo sconosciuto individio che firmava e datava le sue copie stanno per finire e ancora non ho capito il nome.

Il traduttore del mistero che forse ora so chi è!

Lo Schwartz disegnato da Jacono è ESATTAMENTE come me lo sono immaginato.

La coppia che lo prende in casa e poi lo scarica a fare la cavia umana.

Molto suggestivo. Jacono sempre braverrimo.

Ecco la cazzata scientifica di cui non mi capacito. Con la sua fama di scienziato e divulgatore, mi sarei atteso di meglio. Sempre che non sia un problema di traduzione, ma Schlumper è bravissimo quindi dubito.

Pola Shekt, "terry-squaw" ("squaw terricola") come la chiama un poliziotto razzista. Immagino Asimov abbia usato il termine per dare l'idea del tipo di razzismo. 

"Perversa nota piccante" = BLEURGH

A parte "Impero Galassico", i terricoli sono "Terry" e questo mi fa sghignazzare perché calza anche coi razzisti nostrani.

Eccolo! Terry-squaw!

Il libro è pieno zeppo di errori di battitura e anche di editing, come questo: le frasi del dialogo sono chiaramente invertite.

C'è da bombardare per evitare catastrofi peggiori.

Pubblicità per il numero 10 di Urania Rivista usciva proprio in quel periodo. Purtroppo non funzionò un granché: avrebbe interrotto le pubblicazioni col numero 14, mentre I Romanzi di Urania sono ancora vivi e vegeti! Peccato, perché era una bella rivista. Se volete vedere com'era fatta ho recensito il primo numero.

A questo giro si parla ancora di geologia, ma stavolta di erosione glaciale invece che di deriva dei continenti. Niente da segnalare, tutto molto corretto.

MOndadori al tempo pubblicava anche Topolino, che già era una corazzata. Fa un po' sorridere il "i vostri bambini saranno più tranquilli e felici" se comprate loro Topolino. Come a dire, schiaffateli davanti al fumetto e staranno zitti per un po' :D

Un giorno mi devo mettere lì e fare qualche cruverba vintage.

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